Otina’s blog

Halloween e la cultura italiana

Essendo il 1 novembre, non posso non parlare di questa “nuova” festività che è stata introdotta negli ultimi anni nella nostra cultura e che sta prendendo sempre più piede.

Faccio una premessa: sono favorevole a festeggiare halloween, ma solo perchè lo ritengo un’occasione in più per uscire e star in compagnia.

Detto questo, ieri ho fatto un giro nel mio paese e mi son imbattuta in moltissimi bambini vestiti da halloween, accompagnati dai genitori a bussare porta per porta, per farsi dar in dono qualche dolcetto o in alternativa qualche euro (ebbene si, ci son alcune persone che danno soldi ai bambini per questa “festività”… non serve che io aggiunga ulteriori commenti…).

Il “problema” di tutto ciò, sta nel fatto che i bambini di adesso, crescono con l’idea che halloween sia una festività italiana, ignorando invece le origini (http://it.wikipedia.org/wiki/Halloween) e il fatto che sia una festa tipica degli Stati Uniti e del Canada. Tutto ciò è fortemente fomentato dal fatto che fin dalla scuola materna (o odierna scuola dell’infanzia) gli insegnanti insegnano e festeggiano con i bambini il 31 ottobre come giorno di halloween, vestendosi da, come lo definisco io, “carnevale di fine ottobre”, abbelliscono gli spazi della scuola con zucche, ragni finti e una serie di decorazioni che richiamano questa “festa”. Il motivo di tutto ciò, sta nel fatto che la scuola ha introdotto l’educazione interculturale, cioè far conoscere ai bambini le tradizioni, usanze, culture di altre società. Ottima come idea, peccato che ritengo ci siano veramente pochi insegnanti che lo fanno con questa finalità; fa comodo introdurre una festa in più, così si sa come tener occupati i bambini, dando loro da disegnare o colorare immagini che la richiamano, perdendo così di vista lo scopo primario e introducendo inevitabilmente concetti errati.

Il “problema” non sta solo nella scuola, ma soprattutto nella televisione e nei genitori; le pubblicità che separano un cartone animato dall’altro, bombardano i piccoli spettatori con oggetti da far acquistare alle mamme per questa ricorrenza e, i genitori, non avendo voglia di opporsi al volere dei bambini perchè questo provocherebbe una lite, o perchè ritengono che non facendo festeggiare il/i proprio/i figlio/i questo rimarrebbe “emarginato” dalla massa (facendo così, inconsciamente gli insegnano a seguire la massa e ad adattarsi ad essa, senza pensare e senza esser a conoscenza delle cose) , li assecondano senza spiegare dovutamente questa “festa” (filosofia del “basta che stia buono/a”), anche perchè spesso e volentieri, non lo sanno nemmeno loro.

Il fatto di introdurre nella nostra cultura festività di altri paesi entra in profonda antitesi con quello di esaltare e battersi per il mantenimento e riconoscimento (magari a livello nazionale e non solo) delle tradizioni e culture locali e regionali. Ritengo che questi “movimenti” nascono proprio perchè gli adulti vedono scomparire la loro identità culturale e si battono per mantenerla.

Ma perchè non prendere una posizione? O si accettano e si introducono usanze di altre culture, o si mantiene la propria (con tutti i “problemi” connessi a questa decisione). Non ci si può battere perchè vengano introdotte nuove culture e dall’altra per difendere la propria.

Forse fa comodo, anche per i motivi sopra citati, fare sia una cosa che l’altra.

Novembre 1, 2007 Pubblicato da otina | cultura, feste | | 2 Commenti